Puoi chiedere il cambio di residenza senza abitabilità?

Posso andare in Comune e chiedere la residenza presso un appartamento anche se quest’ultimo non dispone di abitabilità/agibilità?

La condizione principale per cui il Comune concede il cambio di residenza è che ci sia un singolo e forte fattore:

Colui che chiede il cambio di residenza deve effettivamente abitare in quella unità immobiliare; in questo caso il comune non può negare il cambio di residenza a prescindere dalle caratteristiche dell’immobile (che sia una catapecchia o una villa).

Quindi la risposta è si, se l’appartamento non dispone di agibilità puoi, anzi se abiti li devi chiedere il cambio di residenza.

Ovviamente non finisce qua; infatti, bisogna essere consapevoli cosa si rischia in caso di assenza del documento di agibilità.

Secondo la norma la mancanza di agibilità costituisce un illecito amministrativo; non si tratta di reato ma scatta una sanzione amministrativa; quindi il comune non può negare il cambio di residenza ma dovrà multare per mancanza di agibilità.

In caso di locazione, sarà il proprietario (il locatore) a dover fornire questo documento; qualora risulti inadempiente, il conduttore può chiedere la risoluzione del contratto.


 

Cos’è il Fondo di Garanzia prima casa?

Il Fondo di garanzia è una particolare agevolazione per chi vuole acquistare o ristrutturare casa ma ha difficoltà a sostenere i costi; si tratta di un fondo statale che consente di chiedere mutui ipotecari fino a 250.000 € avvalendosi delle garanzie statali per la metà dell’importo.

In sostanza il fondo offre garanzie statali fino al 50% dell’importo del mutuo richiesto, facilitando in questo modo l’accesso al credito.

Accedendo a questo fondo, la banca non potrà richiedere altre garanzie personali.

Ovviamente ci sono delle limitazione; in particolare possono accedere a questo fondo tutti coloro che richiedono un mutuo non superiore a 250.000 € per l’acquisto o la ristrutturazione di un immobile situato in italia che abbia le seguenti caratteristiche:

  • non deve essere un immobile di lusso
  • non deve essere accatastato come A1, A8 E A9
  • deve essere adibito ad abitazione principale.

Chi può usufruire di questa agevolazione?

Il Fondo è aperto a tutti a prescindere dall’età e dal reddito.

Come si accede?

La domanda deve essere presentata direttamente alla banca aderente all’iniziativa utilizzando l’apposita modulistica disponibile sul sito del Dipartimento del Tesoro, delle banche aderenti e della Consap Spa.


 

 

Quando la prima casa non è pignorabile

In questo articolo affrontiamo i temi inerenti all’impossibilità di pignorare la prima casa.

Come sappiamo la prima casa non è pignorabile ma ovviamente esistono delle condizioni da rispettare; se solo una di questa non sussiste allora si la casa diventa pignorabile.

I casi sono questi:

  • è stata adibita a civile abitazione.
  • in essa è fissata la residenza del debitore
  • non è accatastata in A/8 E A/9 (abitazioni di lusso)
  • la casa in oggetto è l’unica di sua proprietà

Se viene meno uno di questi presupposti allora la prima casa è pignorabile; se ad esempio il debitore eredita 1/10 di proprietà di un immobile allora la casa è pignorabile in quanto non è più l’unica. In questo caso dovrebbe rinunciare all’eredità.

In questo articolo abbiamo visto quindi quando la prima casa non è pignorabile nei prossimi articoli affrontiamo gli altri aspetti del pignoramento.


 

Mutuo senza interessi

In questo articolo vedremo come non pagare gli interessi sul mutuo!

Ovviamente non è sempre possibile; non pensare di andare in banca e pretendere un mutuo senza interessi; i casi in cui si possono non pagare gli interessi sono limitati.

In particolar modo, si può interrompere e annullare il pagamento degli interessi quando è stato applicato un tasso superiore all’usura (sia in caso di interessi moratori che corrispettivi).

Se così dovesse essere non si annulla il mutuo ma gli interessi non saranno più dovuti.

Si parla di interessi usurari quando superano il 50% il tasso medio determinato ogni 3 mesi dal decreto del Ministero del Tesoro.

Il consiglio è quello di incaricare un tecnico del settore affinché valuti la fattibilità; successivamente se ci sono i presupposti verrà richiesta una sentenza al giudice che si baserà sulla dichiarazione tecnica del consulente; questo basta per far scattare la restituzione delle somme versate fino a quel momento a titolo di interessi. Inoltre scatta il reato di usura nei confronti della banca.

Pertanto, secondo l’ultima posizione assunta dalla Suprema Corte, in caso di usura non bisogna pagare più gli interessi moratori né quelli corrispettivi e qualora siano già stati corrisposti devono essere restituiti.


 

Hai difficoltà a pagare il mutuo? Ecco come sospendere il pagamento delle rate..

Purtroppo ci troviamo in una situazione non molto piacevole e nel corso di questi ultimi anni molte persone si sono trovate in difficoltà a restituire alla banca il denaro che è stato prestato.

I motivi sono molteplici ma quello comune è la perdita del posto di lavoro.

Se hai un mutuo ma hai perso il lavoro puoi sospenderlo.

la legge n. 244 del 24.12.2007, ha disciplinato l’istituzione del Fondo di solidarietà dei mutui per l’acquisto della prima casa, che concede la possibilità di sospendere il pagamento della rata del mutuo per massimo 2 volte e per un tempo totale non superiore a 18 mesi.

Si può chiedere un ulteriore sospensione solo se sono passati 24 mesi da quella precedente.

Alla fine di questa sospensione si torna a pagare le rate come da contratto.

Ovviamente la sospensione non viene concessa a tutti, ecco quali sono i requisiti:

  • non devi superare i 30 mila euro di reddito.
  • l’importo del mutuo non deve superare i 250 mila euro.
  • il mutuo deve essere in ammortamento da almeno 1 anno al momento della presentazione della domanda.
  • se esiste un ritardo nel pagamento delle rate, il ritardo non deve superare i 90 giorni consecutivi.

Non basta che ci siano queste condizioni; il mutuatario deve aver incorso nei 3 anni precedenti alla sospensione ad una di queste condizioni:

  • perdita del lavoro.
  • disabilità o insorgenza di incapacità motorie o mentali.

Quindi, chiunque abbia necessità e rientri nelle condizioni appena riportate, può richiedere direttamente alla banca la sospensione del mutuo (presentando la relativa documentazione che testimoni le condizioni esistenti); la banca valuterà la domanda e in poco tempo accetterà o rifiuterà la sospensione seguita da apposita giustificazione.


 

 

 

Hai mai sentito parlare di surroga del mutuo? Può esserti utile scoprirlo..

Nell’ultimo articolo abbiamo parlato di rinegoziazione del mutuo ma ci sono altre soluzioni per ritrattare, modificare e migliorare il proprio mutuo; una di questa è la surroga.

Che cos’è e cosa vuol dire?

Si dice surroga quando il mutuatario (per intenderci colui che paga il mutuo) vuole e decide di trasferire il proprio mutuo presso un’altra banca.

Ma perché trasferire il mutuo?

Solitamente chi decide di trasferire il mutuo è perché non si trova più bene con la banca attuale e non ritiene opportuno continuare a rapportarsi con quell’istituto, oppure semplicemente perché il mutuatario è alla ricerca di una soluzione più conveniente e vantaggiosa.

Mi spiego meglio: Opto per la surroga del mutuo in quanto ho chiesto alla mia banca una rinegoziazione del contratto che mi è stata negata; un’altra banca mi offre condizioni migliori come ad esempio il tasso di interesse, la durata, la riduzione della rata etc. pertanto decido di cambiare banca.

Come si fa?

L’atto di surrogazione deve essere stipulato per atto pubblico dinanzi al notaio; questa operazione non comporta spese o altre commissioni e non causa la perdita dell’agevolazione fiscale qualora sussista.

Resta inteso che la nuova banca deve valutare la tua posizione, il tuo mutuo, il tuo residuo mutuo e tutto ciò che necessita per poter accettare l’operazione.

Inoltre con la surroga del mutuo l’ipoteca viene trasferita da un mutuo all’altro senza la necessità di iscriverne una nuova; pertanto si estinguerà il debito con la banca attuale.


 

Legge di bilancio 2018, Bonus per terrazzi e giardini.

La prossima legge di bilancio include varie novità; proprio in questi giorni il Consiglio dei Ministri ha varato la manovra per il 2018.

Tra le tante novità emerge l’incentivo chiamato bonus verde.

Nello specifico si tratta di una detrazione fiscale che serve ad agevolare e invogliare i lavori inerenti al rifacimento di terrazzi privati e giardini anche se sono inseriti in aree condominiali.

A quanto ammonta la detrazione?

La detrazione è del 36% ed il tetto massimo è di 5.000 € annui.

Sistemi il terrazzo o il giardino? Il costo lo scarichi dalle tasse!


 

Che cos’è l’edilizia convenzionata?

L’edilizia convenzionata è una forma di edilizia pubblica, che nasce attraverso accordi tra il pubblico e il privato, al fine di favorire determinate fasce sociali.

Le tipologie di abitazioni che possono usufruire di questa forma di agevolazione sono quelle realizzate interamente a carico del committente pubblico e quelle in cui il costruttore si impegna a realizzazione alloggi, che saranno poi venduti ad un prezzo inferiore rispetto a quanto propone il mercato.

Ovviamente nelle convenzioni le amministrazioni locali impongono dei vincoli, sia per quanto riguarda il valore di vendita degli immobili, sia per i requisiti richiesti di coloro che vorranno acquistare le abitazioni.

 

Per essere più chiari e precisi, l’edilizia convenzionata significa che stai acquistando una casa in cui è stata stipulata una convenzione; proprio per questa convenzione i prezzi saranno più bassi rispetto allo stesso appartamento realizzato in edilizia privata.

L’edilizia convenzionata prevede dei requisiti e anche dei vincoli; pertanto state attenti e valutate attentamente alla convenienza.


 

Comprare casa: quando posso usufruire della detrazione del 20%?

Chi ha intenzione di comprare casa per affittarla ha diritto ad una detrazione Irpef corrispondente al 20%; l’acquisto deve però avvenire entro il 31 dicembre 2017 e deve rispettare certi requisiti.

Questa agevolazione spetta a tutti i cittadini ad esclusione degli esercenti di attività commerciali; il bonus vale per abitazioni di nuova costruzione a condizione che siano ultimate entro il 31 dicembre 2017 e che abbiano ottenuto il titolo di abitabilità prima del 12 novembre 2014.

Quindi puoi ottenere questa detrazione se acquisti una casa di nuova costruzione oppure già esistente (*) con l’intenzione di affittarla.

Il limite massimo di spesa per poter usufruire della detrazione è di 300.000,00€; gli immobili che possono godere di questo vantaggio sono solo quelli ad uso abitativo.

(*) Riassumendo; questa agevolazione spetta nei seguenti casi:

  1. costruzione di immobili su terreno già di proprietà avente titolo abitativo prima del 12 novembre 2014.
  2. acquisto di immobili ristrutturati ceduti da imprese edili.
  3. acquisto di immobili di nuova realizzazione invenduti dal 12 novembre 2014 ceduti da imprese edili.

Gli immobili in tutti e 3 i casi devono avere destinazione d’uso residenziale.

Un altro requisito fondamentale è che la casa deve rispettare certi criteri di prestazione energetica e cioè deve rientrare nella classificazione A o B.

Vediamo adesso in che termini bisogna inquadrare la locazione per far si che l’agevolazione possa avere effetto:

  1. la locazione deve avere inizio entro e non oltre 6 mesi dal termine dei lavori o dall’acquisto della casa.
  2. la locazione deve avere una durata di 8 anni continuativi.
  3. non si può affittare l’immobile a un parente per evitare contratti fittizi.

L’agevolazione viene ripartita in 8 quote annuali e decorre dall’anno in cui viene stipulato il contratto di locazione; se la locazione cessa per motivi non imputabili al proprietario (Locatore) non decade il diritto di usufruire del bonus.


 

 

 

Ristrutturazioni: benefici e vantaggi

Secondo uno studio della Confartigianato, sono quasi 3 milioni gli italiani che da qui a un anno, sono intenzionati ad effettuare un intervento di manutenzione sulle proprie abitazioni.

In crescita notiamo maggiormente la richiesta di bonus e agevolazioni inerenti al risparmio energetico; nel 2015 il valore delle detrazioni Irpef inerente al recupero del patrimonio edilizio e al risparmio energetico ha sfiorato i 6 miliardi di euro.

Incentivare la ristrutturazione attraverso bonus e agevolazioni aiuta le imprese edili in difficoltà; per questo motivo è importante anche prorogare le detrazioni fiscali inerenti alla ristrutturazione.

Oltre ad aiutare le imprese in difficoltà, si favorisce la difesa dell’ambiente, la riqualificazione del patrimonio immobiliare e il risparmio energetico.

Attuare provvedimenti a favore dei cittadini come detrazioni, bonus, agevolazioni e incentivi produce un effetto incredibilmente impattante a livello positivo che crea lavoro per le imprese edili; il patrimonio immobiliare subisce una riqualificazione sia ambientale che paesaggistica e viene favorito l’avvento di energie rinnovabili e pulite per un notevole risparmio energetico.

Caro Stato Italiano, se attuassi agevolazioni in tante altre cose non farebbe altro che bene al nostro paese sotto tutti i punti di vista.

Questo è un esempio.