Cos’è il Fondo di Garanzia prima casa?

Il Fondo di garanzia è una particolare agevolazione per chi vuole acquistare o ristrutturare casa ma ha difficoltà a sostenere i costi; si tratta di un fondo statale che consente di chiedere mutui ipotecari fino a 250.000 € avvalendosi delle garanzie statali per la metà dell’importo.

In sostanza il fondo offre garanzie statali fino al 50% dell’importo del mutuo richiesto, facilitando in questo modo l’accesso al credito.

Accedendo a questo fondo, la banca non potrà richiedere altre garanzie personali.

Ovviamente ci sono delle limitazione; in particolare possono accedere a questo fondo tutti coloro che richiedono un mutuo non superiore a 250.000 € per l’acquisto o la ristrutturazione di un immobile situato in italia che abbia le seguenti caratteristiche:

  • non deve essere un immobile di lusso
  • non deve essere accatastato come A1, A8 E A9
  • deve essere adibito ad abitazione principale.

Chi può usufruire di questa agevolazione?

Il Fondo è aperto a tutti a prescindere dall’età e dal reddito.

Come si accede?

La domanda deve essere presentata direttamente alla banca aderente all’iniziativa utilizzando l’apposita modulistica disponibile sul sito del Dipartimento del Tesoro, delle banche aderenti e della Consap Spa.


 

 

Mutuo senza interessi

In questo articolo vedremo come non pagare gli interessi sul mutuo!

Ovviamente non è sempre possibile; non pensare di andare in banca e pretendere un mutuo senza interessi; i casi in cui si possono non pagare gli interessi sono limitati.

In particolar modo, si può interrompere e annullare il pagamento degli interessi quando è stato applicato un tasso superiore all’usura (sia in caso di interessi moratori che corrispettivi).

Se così dovesse essere non si annulla il mutuo ma gli interessi non saranno più dovuti.

Si parla di interessi usurari quando superano il 50% il tasso medio determinato ogni 3 mesi dal decreto del Ministero del Tesoro.

Il consiglio è quello di incaricare un tecnico del settore affinché valuti la fattibilità; successivamente se ci sono i presupposti verrà richiesta una sentenza al giudice che si baserà sulla dichiarazione tecnica del consulente; questo basta per far scattare la restituzione delle somme versate fino a quel momento a titolo di interessi. Inoltre scatta il reato di usura nei confronti della banca.

Pertanto, secondo l’ultima posizione assunta dalla Suprema Corte, in caso di usura non bisogna pagare più gli interessi moratori né quelli corrispettivi e qualora siano già stati corrisposti devono essere restituiti.


 

Hai difficoltà a pagare il mutuo? Ecco come sospendere il pagamento delle rate..

Purtroppo ci troviamo in una situazione non molto piacevole e nel corso di questi ultimi anni molte persone si sono trovate in difficoltà a restituire alla banca il denaro che è stato prestato.

I motivi sono molteplici ma quello comune è la perdita del posto di lavoro.

Se hai un mutuo ma hai perso il lavoro puoi sospenderlo.

la legge n. 244 del 24.12.2007, ha disciplinato l’istituzione del Fondo di solidarietà dei mutui per l’acquisto della prima casa, che concede la possibilità di sospendere il pagamento della rata del mutuo per massimo 2 volte e per un tempo totale non superiore a 18 mesi.

Si può chiedere un ulteriore sospensione solo se sono passati 24 mesi da quella precedente.

Alla fine di questa sospensione si torna a pagare le rate come da contratto.

Ovviamente la sospensione non viene concessa a tutti, ecco quali sono i requisiti:

  • non devi superare i 30 mila euro di reddito.
  • l’importo del mutuo non deve superare i 250 mila euro.
  • il mutuo deve essere in ammortamento da almeno 1 anno al momento della presentazione della domanda.
  • se esiste un ritardo nel pagamento delle rate, il ritardo non deve superare i 90 giorni consecutivi.

Non basta che ci siano queste condizioni; il mutuatario deve aver incorso nei 3 anni precedenti alla sospensione ad una di queste condizioni:

  • perdita del lavoro.
  • disabilità o insorgenza di incapacità motorie o mentali.

Quindi, chiunque abbia necessità e rientri nelle condizioni appena riportate, può richiedere direttamente alla banca la sospensione del mutuo (presentando la relativa documentazione che testimoni le condizioni esistenti); la banca valuterà la domanda e in poco tempo accetterà o rifiuterà la sospensione seguita da apposita giustificazione.


 

 

 

Hai mai sentito parlare di surroga del mutuo? Può esserti utile scoprirlo..

Nell’ultimo articolo abbiamo parlato di rinegoziazione del mutuo ma ci sono altre soluzioni per ritrattare, modificare e migliorare il proprio mutuo; una di questa è la surroga.

Che cos’è e cosa vuol dire?

Si dice surroga quando il mutuatario (per intenderci colui che paga il mutuo) vuole e decide di trasferire il proprio mutuo presso un’altra banca.

Ma perché trasferire il mutuo?

Solitamente chi decide di trasferire il mutuo è perché non si trova più bene con la banca attuale e non ritiene opportuno continuare a rapportarsi con quell’istituto, oppure semplicemente perché il mutuatario è alla ricerca di una soluzione più conveniente e vantaggiosa.

Mi spiego meglio: Opto per la surroga del mutuo in quanto ho chiesto alla mia banca una rinegoziazione del contratto che mi è stata negata; un’altra banca mi offre condizioni migliori come ad esempio il tasso di interesse, la durata, la riduzione della rata etc. pertanto decido di cambiare banca.

Come si fa?

L’atto di surrogazione deve essere stipulato per atto pubblico dinanzi al notaio; questa operazione non comporta spese o altre commissioni e non causa la perdita dell’agevolazione fiscale qualora sussista.

Resta inteso che la nuova banca deve valutare la tua posizione, il tuo mutuo, il tuo residuo mutuo e tutto ciò che necessita per poter accettare l’operazione.

Inoltre con la surroga del mutuo l’ipoteca viene trasferita da un mutuo all’altro senza la necessità di iscriverne una nuova; pertanto si estinguerà il debito con la banca attuale.


 

Hai mai pensato di modificare le condizioni del tuo mutuo? Ecco come farlo…

Se non lo sai esiste la possibilità di rinegoziare il contratto di mutuo con la tua banca; magari hai difficoltà a pagare la rata oppure semplicemente vorresti cambiare qualcosa del mutuo che non pensi vada bene per te.

La rinegoziazione del mutuo pertanto, consiste nella modifica di una o più condizioni che caratterizzano fino a questo momento il tuo accordo con la banca che ha erogato il denaro.

Prima di capire quali sono i vantaggi e cosa è possibile modificare, è bene chiarire che non possono pretendere (né la banca né il cliente) una modifica unilaterale; la rinegoziazione chiamata in questo caso volontaria deve avere come risultato l’accordo tra le parti per poter applicare le modifiche pattuite.

La rinegoziazione avviene mediante scrittura privata senza il pagamento di spese aggiuntive. In sostanza non c’è bisogno della presenza di un notaio e non ha costi da sostenere.

Cosa possiamo modificare?

Puoi modificare quello che ritieni opportuno: il tasso di interesse, lo spread, le commissioni, la durata, etc.

Un esempio per abbassare la rata in caso di difficoltà è quello di passare da un mutuo di 20 anni a uno di 30 in modo da diminuire l’importo della rata; questo comporterebbe però un aumento degli interessi.

Il vantaggio principale della rinegoziazione è che in base alle tue esigenze modifichi le condizioni in modo da migliorare la tua situazione; inoltre non sussistono ulteriori spese, non vengono persi benefici fiscali e non è necessario accendere un nuovo mutuo risparmiando in questo modo i costi del notaio e le imposte.

Nei prossimi articoli troverai altre due alternative che sono la sospensione del mutuo e la surroga.


 

Legge di bilancio 2018, Bonus per terrazzi e giardini.

La prossima legge di bilancio include varie novità; proprio in questi giorni il Consiglio dei Ministri ha varato la manovra per il 2018.

Tra le tante novità emerge l’incentivo chiamato bonus verde.

Nello specifico si tratta di una detrazione fiscale che serve ad agevolare e invogliare i lavori inerenti al rifacimento di terrazzi privati e giardini anche se sono inseriti in aree condominiali.

A quanto ammonta la detrazione?

La detrazione è del 36% ed il tetto massimo è di 5.000 € annui.

Sistemi il terrazzo o il giardino? Il costo lo scarichi dalle tasse!


 

Cos’è la nuda proprietà?

La nuda proprietà significa vendere il proprio immobile, continuando però a godere del diritto di usufruirla.

Chi ha questo diritto viene chiamato usufruttuario e fino a quando è in vita nessuno può mandarlo via dall’abitazione; addirittura può affittare l’immobile o vendere l’usufrutto secondo i termini previsti dal contratto delle vendita della nuda proprietà.

Il vantaggio della nuda proprietà è che tu vendi l’immobile incassando denaro ma non vai via dalla tua casa.

Chi compra la nuda proprietà, invece, ha un vantaggio in quanto il valore immobiliare è nettamente inferiore rispetto a una vendita normale su libero mercato.

Il valore dipende dall’età dell’usufruttuario.
Il nudo proprietario invece ha il diritto di proprietà ma non il diritto di godere dell’immobile; la norma permette di vendere la nuda proprietà anche di una seconda casa o di una casa affittata.

Le spese ordinarie sono a carico dell’usufruttuario mentre quelle straordinarie sono a carico del nudo proprietario.

Come mai si vende la nuda proprietà?

Si vende la nuda proprietà quando il proprietario di un immobile ha necessità di liquidità ma nello stesso tempo non vuole “abbandonare” quella che è la sua abitazione.

Proprio per questo motivo si vende il diritto di proprietà ma non il diritto di usufrutto che rimane al venditore (usufruttuario).


 

Ristrutturazioni: benefici e vantaggi

Secondo uno studio della Confartigianato, sono quasi 3 milioni gli italiani che da qui a un anno, sono intenzionati ad effettuare un intervento di manutenzione sulle proprie abitazioni.

In crescita notiamo maggiormente la richiesta di bonus e agevolazioni inerenti al risparmio energetico; nel 2015 il valore delle detrazioni Irpef inerente al recupero del patrimonio edilizio e al risparmio energetico ha sfiorato i 6 miliardi di euro.

Incentivare la ristrutturazione attraverso bonus e agevolazioni aiuta le imprese edili in difficoltà; per questo motivo è importante anche prorogare le detrazioni fiscali inerenti alla ristrutturazione.

Oltre ad aiutare le imprese in difficoltà, si favorisce la difesa dell’ambiente, la riqualificazione del patrimonio immobiliare e il risparmio energetico.

Attuare provvedimenti a favore dei cittadini come detrazioni, bonus, agevolazioni e incentivi produce un effetto incredibilmente impattante a livello positivo che crea lavoro per le imprese edili; il patrimonio immobiliare subisce una riqualificazione sia ambientale che paesaggistica e viene favorito l’avvento di energie rinnovabili e pulite per un notevole risparmio energetico.

Caro Stato Italiano, se attuassi agevolazioni in tante altre cose non farebbe altro che bene al nostro paese sotto tutti i punti di vista.

Questo è un esempio.


 

 

Detrazione per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici.

Il decreto legge n. 63/2013 ha introdotto una detrazione dall’Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, di classe non inferiore alla A+, finalizzati all’arredo di immobili oggetto di ristrutturazione.

La legge di bilancio 2017 ha prorogato questa detrazione fino al 31 dicembre 2017. Precisamente, è possibile fruire della detrazione solo se l’intervento di ristrutturazione sull’immobile rientra nell’anno 2016.

Si possono detrarre anche le spese di trasporto e di montaggio dei mobili o elettrodomestici.

Gli interventi edilizi che consentono di richiedere la detrazione sono quelli:
– di manutenzione straordinaria, di restauro e risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia, effettuati sia sulle parti comuni di edificio residenziale sia sulle singole unità immobiliari residenziali.
– di manutenzione ordinaria, effettuati sulle parti comuni di edificio residenziale.
– necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, anche se non rientranti nelle categorie precedenti e a condizione che sia stato dichiarato lo stato di emergenza.
– di restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia, riguardanti interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizi.

Per usufruire dell’agevolazione sull’acquisto di mobili ed elettrodomestici è necessario che la data di acquisto sia posteriore agli interventi di ristrutturazione.

Bisogna dimostrare che è stato effettuato un intervento di ristrutturazione attraverso la richiesta agli appositi enti (scia, dia etc) oppure basta un documento dell’ASL o del condominio che confermi la ristrutturazione.

La detrazione non è trasferibile nè in caso di morte nè in caso di cessione dell’immobile.

L’importo detraibile non può superare i 10.000€ (da ripartire in 10 quote annuali); questo limite riguarda le singole unità immobiliari comprese le pertinenze o la parte comune dell’edificio oggetto di ristrutturazione.

Il contribuente avente più unità immobiliari avrà diritto più volte al beneficio.


 

Agevolazione acquisto box

Secondo la normativa possono usufruire della detrazione d’imposta anche gli acquirenti di box o posti auto pertinenziali già realizzati. Resta inteso che si può usufruire dell’agevolazione anche per gli interventi relativi alla nuova realizzazione di box e posti auto .
La detrazione per l’acquisto del box viene inquadrata limitatamente alle spese sostenute per la sua realizzazione; ovviamente tali spese devono essere dimostrate.
In ogni caso, l’aspetto essenziale e principale per usufruire dell’agevolazione è, comunque, l’esistenza del vincolo pertinenziale tra l’abitazione e il box.

L’Agenzia delle Entrate ha precisato che, riguardo ai pagamenti effettuati con bonifico bancario o postale, la detrazione d’imposta spetta solo se è stato regolarmente registrato un preliminare di compravendita in cui risulti l’esistenza del vincolo pertinenziale tra l’unità immobiliare e il box.
Se manca un preliminare registrato, eventuali pagamenti effettuati con bonifico prima del rogito notarile non sono ammessi in detrazione. In questo caso, infatti, al momento del pagamento non è ancora riscontrabile l’effettiva esistenza del vincolo pertinenziale richiesto dalla norma.

A seguito di ulteriori considerazioni, fatte con la circolare n. 43/E del 18 novembre 2016, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto di poter riconoscere l’agevolazione anche quando il pagamento avvenga prima della stipula del rogito notarile o quando manca il preliminare registrato; a condizione che il vincolo sia riportato nel contratto prima della data di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Più precisamente è possibile usufruire dell’agevolazione se alla data della dichiarazione dei redditi è stato registrato il preliminare o il rogito.

Spese sostenute senza bonifico

Sempre con la circolare n. 43/E del 18 novembre 2016, l’Agenzia delle Entrate è intervenuta per fornire istruzioni in merito alla detrazione dell’acquisto del box auto nei casi in cui il pagamento non sia avvenuto mediante bonifico.
Con questo documento ha precisato che il contribuente può ugualmente fruire della detrazione, anche in assenza di pagamento mediante bonifico, a condizione che:

- nell’atto notarile siano riportate le somme ricevute dall’impresa che ha ceduto il box pertinenziale.
 – ottenga dal venditore, oltre alla certificazione sul costo di realizzo del box, una dichiarazione sostitutiva di atto notorio con cui attesta che i corrispettivi accreditati a suo favore sono stati inclusi nella contabilità dell’impresa.